{"id":717,"date":"2024-11-15T12:16:47","date_gmt":"2024-11-15T11:16:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/?p=717"},"modified":"2024-11-15T13:16:15","modified_gmt":"2024-11-15T12:16:15","slug":"la-psichiatria-con-macdonald","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/?p=717","title":{"rendered":"La Psichiatria con Macdonald"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-8f761849 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"443\" height=\"620\" src=\"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PsichiatriaMacdonald.jpg\" alt=\"Macdonald psichiatria\" class=\"wp-image-211\" srcset=\"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PsichiatriaMacdonald.jpg 443w, https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2023\/05\/PsichiatriaMacdonald-214x300.jpg 214w\" sizes=\"auto, (max-width: 443px) 100vw, 443px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1008\" height=\"950\" src=\"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Macdonald_Indice.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-721\" srcset=\"https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Macdonald_Indice.jpg 1008w, https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Macdonald_Indice-300x283.jpg 300w, https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Macdonald_Indice-768x724.jpg 768w, https:\/\/www.faravelli.fi.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Macdonald_Indice-594x560.jpg 594w\" sizes=\"auto, (max-width: 1008px) 100vw, 1008px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Cap. 1 Macdonald, McDonald, Midcult e psichiatria<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\" style=\"font-size:16px\">L\u2019accostamento della psichiatria con McDonald\/Macdonald pu\u00f2 suscitare perplessit\u00e0. In effetti si parla solo di Psichiatria. Per la maggior parte delle persone il nome \u2018McDonald\u2019 ricorda la nota organizzazione di ristorazione, diffusa in tutto il mondo per affidabilit\u00e0, sicurezza, garanzia di uniformit\u00e0 riguardo al cibo proposto. Non certo, diranno gli estimatori della buona cucina, per le qualit\u00e0 gastronomiche. \u2018Macdonald\u2019 (scritto in modo diverso), invece, \u00e8 il cognome di un filosofo e sociologo americano, Dwight Macdonald (1906-1982), oggi meno conosciuto rispetto a qualche decennio fa, che ha illustrato con largo anticipo l\u2019impoverimento del clima culturale americano successivo alla Seconda guerra mondiale. In questo senso ho voluto tracciare il parallelismo tra l\u2019evolversi della psichiatria e l\u2019evoluzione della ristorazione, entrambe nel contesto del cambiamento del clima culturale degli ultimi 50 anni. Da una tradizione illustre di medici-filosofi, abilissimi osservatori e narratori, ma lontani dall\u2019uniformit\u00e0 clinica e diagnostica, un po\u2019 troppo narcisisticamente compiaciuti di se stessi, al progressivo spostamento verso una psichiatria fatta di crocette sui questionari, ben stabilita, riproducibile, facilmente accessibile e comprensibile, ma straordinariamente povera di costrutti epistemologici, oltre che di profondit\u00e0 psicopatologica. Dall\u2019altra parte una ristorazione che \u00e8 andata sempre pi\u00f9 verso il fast food e la massificazione del gusto. Nel mezzo, come elemento unificante, vero artefice di entrambi i cambiamenti, l\u2019ingresso sempre pi\u00f9 massiccio del mercato dell\u2019interesse economico, teso ad allargare quanto pi\u00f9 possibile il plateau dei fruitori di qualsiasi prodotto commercializzabile, sia esso la cultura, l\u2019arte, il cibo, lo spettacolo e anche la psichiatria.  Sentii parlare per la prima volta di Dwight Macdonald, quando ero ragazzo, attraverso il libro di Umberto Eco Apocalittici e Integrati (1965), che peraltro gi\u00e0 nel primo saggio \u201cCultura di massa e \u2018livelli\u2019 dicultura\u201d espone con la consueta chiarezza e capacit\u00e0 critica il nocciolo dell\u2019argomento. <br>Macdonald (Masscult and Midcult, 1960, tradotto in italiano da E\/Onel 1997, e pi\u00f9 recentemente, da Piano B ed., Prato 2018)) si allaccia al dibattito nato in Inghilterra tra le due guerre, sulla degenerazione del gusto nella middle class. Gi\u00e0 Virginia Woolf, la scrittrice, tra le prime, aveva fortemente criticato il travisamento della cultura operato dal fenomeno detto <em>middlebrow<\/em>, parola che, come aggettivo, pu\u00f2 essere tradotta\u2018facile da capire\u2019 e anche, come sostantivo, \u2018persona di cultura media\u2019. Riprendendo il filo di questa impostazione, Macdonald la lega all\u2019evoluzione economica del Novecento. L\u2019aumento del numero di persone le cui possibilit\u00e0 non erano pi\u00f9 interamente assorbite per la sopravvivenza ha fatto s\u00ec che parte del surplus economico fosse dedicata a cultura ed arte. Tuttavia, la genuinit\u00e0 dell\u2019interesse, la competenza e ,soprattutto, il bagaglio culturale di base non erano tali da permettere di fruire appieno dei significati della cultura e dell\u2019arte. Nel contempo, per\u00f2, la quantit\u00e0 di denaro che essi introducevano in questi mercati non poteva essere trascurata. Se questa nuova moltitudine era in grado di recepire ad arte e cultura solo nei loro aspetti pi\u00f9 semplici e superficiali, la forza economica di questo nuovo mercato, a sua volta, era tale da indirizzare parte dell\u2019arte e della cultura verso le  forme di pi\u00f9 facile fruizione. Veniva quindi a prendere forma la \u2018cultura di massa\u2019 (<em>masscult<\/em>). La vera cultura (<em>highbrow<\/em>) \u00e8 quella della persona genuinamente eprofondamente interessata agli oggetti di studio: come scrive Umberto Eco, \u201cla cultura alta era rappresentata, tanto per capirci, da James Joyce, Marcel Proust, Pablo Picasso, mentre quello che veniva chiamatomasscultera dato da tutta la paccottiglia hollywoodiana\u201d. La <em>lowbrow<\/em> (che potremmo oggi tradurre \u201ccultura popolare\u201d) comprende prodotti idonei alla popolazione meno colta, sul solco delle tradizioni popolari, comunque non modificati ad hoc per scopi commerciali, quindi ancora genuini. La cultura di massa, invece, prende sia dalla cultura popolare che, in parte, dall\u2019alta cultura, ma li trasforma in prodotti banali, manipolati e pronti all\u2019uso, in cui eventuali residui  di profondit\u00e0 culturale sono impietosamente impoveriti. Questi sono dedicati all\u2019intrattenimento e al profitto che da questo deriva, sono quindi soggetti alle leggi del mercato (modernamente a sua maest\u00e0 l\u2019<em>audience<\/em>). A differenza dei prodotti della cultura, ad essi non si richiede di risvegliare alcuna scintilla nel fruitore, anzi ogni stimolo all\u2019introspezione deve essere abolito. Macdonald pensa che queste forme non meritino l\u2019attribuzione deltermine cultura, e preferisce denominarle <em>masscult<\/em>.Il prodotto <em>masscult <\/em>deve principalmente essere di facile assimilazione, non importa se vivace o soporifero. Non chiede nulla al fruitore, se non un po\u2019 di attenzione, perch\u00e9 non richiede alcuna risposta, nemmeno quella emotiva. Allo spettatore non chiede nulla e non d\u00e0 nulla, non pu\u00f2 indurre alcuna modificazione perch\u00e9 il prodotto della <em>masscult<\/em> \u00e8 gi\u00e0 tagliato a immagine dello spettatore, \u201ccompletamente soggetto allospettatore\u201d. Come \u00e8 oggi usuale, il compito dell\u2019intrattenimento \u00e8 quello di trattenere lo spettatore (televisivo in questo caso) tra uno spazio pubblicitario e l\u2019altro.Tutto questo, al contrario della cultura alta, che stimola il pensiero del singolo e quindi il pluralismo di idee, contribuisce ad accrescere sempre pi\u00f9 il livellamento verso il basso. Il <em>midcult <\/em>delinea invece un terzo livello intermedio, emerso con lacultura <em> <\/em>, meno rozzo e molto pi\u00f9 sottile rispetto al <em>masscult<\/em>, ma anche pi\u00f9 infido e travisante. Qui la cultura alta non \u00e8 ignorata, anzi: i contenuti, le parole, le citazioni provengono per lo pi\u00f9 da questo settore. Ma si tratta in realt\u00e0 di un travestimento, di un prendere a presto temi genuinamente culturali, per utilizzarli in contesti inidonei, e in persone prive del background e della curiosit\u00e0 proprie dell\u2019uomo di cultura. \u00c8 talvolta una conoscenza indiretta, attraverso strumenti di divulgazione (\u00e8 in auge nell\u2019epoca di Macdonald il Reader\u2019s Digest), si tratta della ricezione superficiale di nozioni non comprese fino in fondo, non  assimilate, ma soprattutto non assimilabili perch\u00e9 precotte e preconfezionate. La midcultsi ammanta di cultura alta, la cita, la esalta, la venera, ma in realt\u00e0 la espropria, la svilisce, la contamina di piattezza, \u201cspargendo ovunque il suo tiepido velo fangoso\u201d che minaccia l\u2019alta cultura.Nel <em>masscult<\/em> \u201cil trucco \u00e8 scoperto\u201d: l\u2019obiettivo \u00e8 dichiaratamente il grande pubblico e i temi sono scelti in funzione del gradimento per quanta pi\u00f9 gente possibile, con ogni mezzo; il tranello del <em>midcult<\/em>, invece, non \u00e8 immediatamente individuabile. Il midcultadotta i temi, leparole, i modelli dell\u2019alta cultura, ma li banalizza, li storpia, li costringe all\u2019impoverimento. Questo aspetto di pseudocultura che si presenta come facente parte dell\u2019Alta Cultura, porta con s\u00e9 una pericolosaambiguit\u00e0. Questi elementi del pensiero di Dwight Macdonald (che io ho qui presentato in maniera approssimata, impoverita, certamente cadendo nel <em>midcult<\/em>, dato che non sono un sociologo), rivisitati oltre 60 anni dopo, sono ancora illuminanti. Per un verso essi hanno preconizzato ci\u00f2 che sarebbe accaduto in misura ancor pi\u00f9 vistosa nei decenni successivi, per un altro sembrano superati dall\u2019inondazione odierna della masscult, che ai prodotti storici dell\u2019intrattenimento ha aggiunto i contenuti  incontrollabili dei social network. La <em>midcult<\/em>, invece, ha, a mio avviso, conservato la maggior parte dei caratteri descritti da Macdonald. Si tratta ancora di utilizzare termini, concetti, intuizione, tradizioni dell\u2019alta cultura svuotandoli, del tutto oin parte, degli attributi fondamentali, riducendoli a prodotti pi\u00f9 facilmente fruibili, ma in realt\u00e0 sostanzialmente diversi da quelli originali. Per McDonald (quello degli hamburger) il processo di omogeneizzazione del prodotto per incontrare il gusto dei clienti \u00e8 scoperto, il successo \u00e8 stato evidente ed ha portato altre catene di ristorazione ad uniformarsi allo stile McDonald. Come in molti altri campi, anche qui l\u2019alta cultura (alta cucina nello specifico), tesa a esplorare nuovi campi, a proporre sapori nuovi e diversi, e quindi a educare il pubblico a sperimentare, \u00e8 stata (parzialmente) sostituita dal suo opposto: una cucina tutta uguale che tende a uniformare i gusti.<br>La tesi di questo volume \u00e8 che nella psichiatria sia successo qualcosadi analogo, ma molto meno evidente, interamente nell\u2019ambito del <em>midcult<\/em>, e quindi ambiguo, nascosto. Nella fattispecie, all\u2019aspetto di culturadi medio basso livello si appaia l\u2019aspetto di scienza di basso livello.<br>Romolo Rossi (2010) sostiene che non \u00e8 tanto la psichiatria ad essere cambiata, bens\u00ec lo psichiatra. Essendo la psichiatria una materia priva di un suo statuto scientifico autonomo, essa inevitabilmente si modella sui suoi cultori, i suoi professionisti, i suoi divulgatori. Rossi propugna una sorta di evoluzione \u201cdarwiniana\u201d dello psichiatra, descrivendo le tappe del cambiamento attraverso la delineazione di passaggi progressivi della tipologia delle diverse \u201cspecie\u201d (Rossi sottolinea con l\u2019uso di\u201cspecie\u201d il parallelismo con Darwin) di psichiatra. Confrontiamo il primo caso, lo psichiatra narratore, archetipo dello psichiatra, con uno degli ultimi di quelli descritti da Rossi con le parole dell\u2019autore: <br>&#8220;Lo psichiatra narratore. Da quello che si \u00e8 detto, era ovvio che sipartisse da qui, dallo psichiatra-Balzac1[&#8230;] Questa istanza narrativa diminuisce intanto la durezza del lavoro [&#8230;], aumenta la gradevolezza della ricerca, aumenta l\u2019autostima. Ma soprattutto fornisce un livello di stabilit\u00e0 dato che, operando prevalentemente nella fantasia narrativa, diminuisce fortemente l\u2019insicurezza legata alla debolezza dello statuto scientifico, anche se questo vantaggio viene pagato con l\u2019esigenza di qualit\u00e0 narrative ed impressionistiche pi\u00f9 elevate e complesse di quelle del ricercatore. Lo psichiatra narratore \u00e8 persona di molte ed estese letture, ed ha di solito un notevole grado di cultura letteraria: come potrebbe scrivere se non leggesse? Ed infatti egli \u00e8 di solito un pregevole scrittore ed un capace descrittore, che tramite immagini, metafore, parole pregnanti, sa evocare stati d\u2019animo, emozioni, idee, deliri,comportamenti, riuscendo a chiarire strutture psicopatologiche che la convenzione non illumina. [Pag. 6] Rossi prosegue riportando due brani di Minkowski, considerato l\u2019alto esponente di questo tipo di cultura psichiatrica. Questo romanziere \u00e8 considerato da Rossi l\u2019esempio di narratore dei sentimenti umani pi\u00f9 vicino alle esigenze della psichiatria. <br>All\u2019estremo opposto, sintesi dello psichiatra moderno, c\u2019\u00e8 lo psichiatra iperdiagnosta:<br>&#8220;Lo psichiatra iperdiagnosta. [&#8230;] tende ad accettare senza riserve,anche se si sforza di mantenersi critico, il dato consolidato da un libro, che egli non considera il prodotto di una onesta ma pur sempre discutibile ricerca di un gruppo di lavoro, bens\u00ec una sorta di testo di riferimento senza il quale la diagnosi non \u00e8 valida, aiutato dal fatto che difficilmente le accreditate riviste internazionali  accetterebbero un lavoro senza a diagnosi del DSM. [&#8230;] Dunque,questo psichiatra moderno segue l\u2019ultimo manuale dell\u2019AmericanPsychiatric Association e lo considera un trattato. Ci\u00f2 che si pone fuori di esso tende ad essere scotomizzato, o ignorato, o, se si preferisce, negato [&#8230;] aumenta l\u2019uso di termini come borderline, doppia diagnosi, bipolare, disturbo delirante, mentre termini come schizofrenia ebefrenica o catatonica si riducono, e nessuno di questi psichiatri parler\u00e0 mai di erotomania di De Cl\u00e9rambault o did elirio dei falsi riconoscimenti di S\u00e9rieux e Capgras, data la fuga dall\u2019eponimo, eponimo che quando rimane viene anch\u2019esso rimpicciolito e banalizzato, cos\u00ec come Gilles de la Tourette che diventa per il DSM IV un borghesissimo Tourette. Questo serve solo, qui, a rendere l\u2019idea delle tendenze banalizzanti di questo psichiatra: l\u2019ipotesi di base rimane quella genericamente neurobiologica,ma molto lontana [&#8230;]. I prototipi e i rappresentanti illustri di questa specie sono moltissimi, e si potrebbero citare i membri della Task Force del DSM,anche se questa psichiatria attira fortemente i pi\u00f9 giovani, per un certo grado di facilitazione e di agevolezza che produce, data la linearit\u00e0 e semplicit\u00e0 dei suoi assunti. [Pagg. 12-13]<br>Nelle descrizioni di queste due \u2018specie\u2019 di Psichiatra (il secondo tratteggiato impietosamente) non si ritrovano forse gli aspetti pi\u00f9 esemplificativi della <em>high culture<\/em> (nello psichiatra narratore) e della <em>midcult<\/em> nellopsichiatra iperdiagnosta?Rossi ha portato l\u2019esempio di Minkowski come narratore, per suggerire il confronto tra psichiatri di epoche diverse. Il confronto per\u00f2 \u00e8 ingiusto: da una parte l\u2019\u00e9lite, grandi pensatori e grandi scrittori che ci sono stati tramandati perch\u00e9 fuori dell\u2019ordinario, dall\u2019altra una visione contemporanea non selezionata e inserita in un contesto che obiettivamente chiede cose diverse. Tuttavia, se si vanno a leggere gli stessi argomenti, scritti durante le due epoche, si trova la differenza non tanto nelle capacit\u00e0 narrative, quanto nel diverso anelito verso l\u2019esplorazione, la scoperta, l\u2019interpretazione dei fatti psichici. Si leggano la trattazione dell\u2019allucinazione, per fare un esempio, in Minkowski o in Jaspers, e po ile trattazioni contemporanee (v. Faravelli e Lai 2003). I primi, filosofi a tutti gli effetti, tesi alla comprensione del fenomeno, le seconde volte aduna descrizione, peraltro corretta e generalmente completa, ma priva di genuina curiosit\u00e0 intellettuale. La trattazione delle allucinazioni d\u00e0 un chiaro esempio del modo di essere e di pensare della psichiatria della prima met\u00e0 del XX secolo. Visione olistica, integrazione (peraltro non sempre riuscita) di filosofia, psicologia, neurologia, capacit\u00e0 di osservazioni finissime e dettagliate del fatto clinico e interpretazioni raffinate e profonde che spesso finiscono per perdere l\u2019aderenza con l\u2019esperienza clinica reale. Una psichiatria colta, antropologica, globalizzante, sostanzialmente umanistica, certamente con un po\u2019 di autocompiacimento. Se si confronta questo tipo di trattazione con quelle analoghe di un trattato moderno, specie se nordamericano, si coglie subito la differenzatra le due psichiatrie. Corposa, nobile, penetrante, ma probabilmente esercizio fine a se stesso quella di Minkowski, e forse anche di Jaspers, asettiche, descrittive, forse un po\u2019 superficiali quelle successive ai DSM. Se, come sostiene Rossi, \u00e8 lo psichiatra che cambia, e la psichiatria cambia di conseguenza (come negarlo?), che cos\u2019\u00e8 che determina il cambiamento dello psichiatra, se non gli stessi processi che Macdonald ha individuato nella nascita del <em>midcult<\/em>? Fino ai primi anni 60 anni la psichiatria era confinata in un ambito marginale della medicina, che faceva fatica ad accettare questa disciplina cos\u00ec peculiare come parte di s\u00e9. Non a caso la psichiatria si era dovuta fondere con la neurologia (Neuropsichiatria o Malattie Nervose e Mentali) per avere qualche riconoscimento. L\u2019impatto della psichiatria sul mercato economico era trascurabile, se non per la spesa sostenuta per i manicomi. I profitti, relativamente piccoli, riguardavano la poca professione privata, soprattutto le psicoterapie.La scoperta prima, e lo straordinario successo degli psicofarmaci poi, ha convogliato sulla psichiatria una grande quantit\u00e0 di denaro. Inevitabilmente gli strumenti del mercato si sono rivolti a questo settore, forzando il cambiamento da un sapere apollineo, profondo, ma inutilmente complicato e difficilmente espandibile, verso modelli pi\u00f9 accettabili, pi\u00f9 lineari, pi\u00f9 semplici. Ma soprattutto pi\u00f9 indirizzabili. Cio\u00e8 pi\u00f9 manipolabili, pi\u00f9 atti a essere dati in pasto ai pazienti, al pubblico, ai prescrittori, agli organi regolatori. Quindi sfruttabili in termini economici. Anche qui evidente vicinanza ai modelli di Macdonald e di Eco. Questo \u00e8 il processo che, a mio avviso, ha pi\u00f9 profondamente influito sul divenire della psichiatria. Una corsa all\u2019obiettivazione i cui i dettami epistemologici fondamentali della scienza empirica (Karl Popper, per capirci) sono stati utilizzati in forma attenuata, travisata, piatta, in ultima analisi <em>midcult<\/em> (siveda il cap. 5).Dalla necessit\u00e0 di presentare sempre nuovi farmaci per un mercato assetato nascono le scale di valutazione, le diagnosi riproducibili. Da qui i criteri operazionali, le nuove classificazioni e i DSM, dal III in poi. Corollari inevitabili di ci\u00f2, vengono le interviste strutturate, le linee guida, i protocolli terapeutici. Qualche esempio di uso immiserito della cultura? I creatori del DSM III definirono questo sistema kraepeliniano e ateorico. In realt\u00e0 esso seguiva il pensiero di Kraepelin solo per quanto riguarda la classificazione delle psicosi, e in questo neanche fedelmente. Mancava per\u00f2 il vero substrato innovativo di Kraepelin, la sua scelta di privilegiare il decorso rispetto ai sintomi delle malattie. Per quanto concerne i principi basilari della classificazione, gli estensori del DSM III (come i loro successori) ne sembrano del tutto alieni. Eppure, pochi anni prima era stato dato alle stampe un pregevolissimo volume, estremamente esplicativo sul tema (Kendell, 1975). D\u2019altra parte, per quanto riguarda la conoscenza delle tassonomie, non si dimentichi che per un verso gli anni in cui Kraepelin si \u00e8 formato (fine Ottocento) sono quellidella grande attenzione al naturalismo, e che il fratello di Kraepelin, Karl (1848-1915), era un ricercatore affermato in campo zoologico, direttore del Museo Naturale di Amburgo e autore di contributi importanti nella classificazione degli animali. <br>La scelta di essere ateorico ha di fatto portato il DSM all\u2019effetto opposto. Una classificazione priva di un presupposto teorico \u00e8 una di quelle situazioni in cui il non scegliere \u00e8 di per s\u00e9 una scelta importante. Non sipu\u00f2 non scegliere se farsi la barba o no: nel frattempo la barba cresce. Immaginate di riordinare qualcosa (una stanza, un magazzino, uno scaffale, il contenuto del frigorifero, qualsiasi cosa vi venga in mente) rinunciando programmaticamente a qualsiasi principio organizzatore! Fin dalla sua uscita, il DSM III ha stupito per la sua mancanza di radici e per la sua proposta di una psichiatria cos\u00ec semplicistica. Proprio per la sua scelta di essere ateorico e di volersi staccare dai principi tradizionali, il DSM III si \u00e8 rivelato straordinariamente rivoluzionario. Oltre al principio di individuare nei sintomi manifesti l\u2019unico indicatore dei processi patologici, l\u2019abolizione delle Nevrosi, la creazione dell\u2019asseII e tante altre cose hanno cancellato con un colpo di spugna una evoluzione pluricentenaria, riportando la classificazione ai tempi precedenti Sydenham (1624-1689), che concep\u00ec la malattia non solo come insiemedi sintomi, ma come complesso stabile nel tempo. Con il DSM III si ritorna ai concetti della Scuola medica di Cnido (V secolo a.C.), quando le malattie erano la febbre, gli esantemi, eccetera. Dopo aver contrabbandato per pensiero kraepeliniano una semplificazione priva di fondamenti teorici, nella psichiatria si \u00e8 assistito all\u2019adozione di una semeiotica (le interviste strutturate) che ha ignorato non solo tutti gli scritti sul colloquio psichiatrico, ma anche le nozioni elementari di psicologia della conoscenza. Si \u00e8 pensato, secondo l\u2019empirismo naif della tabula rasa, che l\u2019osservazione potesse essere fatta senza una preconoscenza della cosa da osservare, cosa negata da oltre un secolo (Hanson 1918). Le classificazioni, l\u2019individuazione dei singoli disturbi (anche l\u2019adozione del termine disorder- tradotto come \u2018disturbo\u2019- non trova una giustificazione fondata), la misurazione, l\u2019adozione di metodiche proprie della medicina organica senza una adeguata organizzazione epistemica, sono tutte questioni che saranno trattate in questo volume sotto la luce critica di una fondazione culturale e scientifica insufficienti. Un dettaglio: I primi quattro DSM erano contrassegnati in numeri romani, la quinta edizione adotta il numero arabo. Pare che la numerazione romana stia scomparendo dalla cultura occidentale (non soloamericana). Il Louvre ha abbandonato i numeri romani per indicare i secoli, mentre recentemente (2021) anche il museo Carnavalet, sulla storia di Parigi, ha detto addio ai numeri romani \u201cperch\u00e9 possono essere un ostacolo alla comprensione\u201d. Esempio palese che \u00e8 la cultura chedeve abbassarsi per essere compresa, invece di chiedere ai fruitori di elevarsi. Negli Stati Uniti si celia che la numerazione romana sia usata solo per eventi di straordinario rilievo, come le guerre mondiali e il superbowl. Ma per il cinquantesimo superbowl si us\u00f2 \u201c50\u201d perch\u00e9 \u201cL\u201dsembrava troppo difficile per i cultori del football.Posso aver dato l\u2019impressione di un nostalgico della vecchia psichiatria, un estimatore del passato. Dato che ormai ho un\u2019et\u00e0 venerabile esono in pensione da tempo \u00e8 logico aspettarsi un <em>laudator temporis acti se puero<\/em> (Orazio, Ars Poetica). Pu\u00f2 darsi che sia cos\u00ec, anche se questi temi erano gi\u00e0 presenti nei miei articoli giovanili. In realt\u00e0, paradossalmente (anche se tanto paradossale non \u00e8), la psichiatria si \u00e8 giovata di questa ipersemplificazione, uscendo dal limbo di pseudoscienza di nicchia che le veniva riservato nel passato, per diventare un settore straordinariamente diffuso. La psichiatria attuale, con tutti i limiti che ho indicato e che indicher\u00f2 nel prosieguo di questo volume, \u00e8 infinitamente superiore a quella che ho trovato quando mi sonoaffacciato a questa disciplina 50 anni fa. Come riferisce Eco, anche nella cultura massificata esistono dei vantaggi. Di alcuni di questi gli psichiatri hanno sicuramente usufruito:<br>\u2013esiste uno standard professionale minimo accettabile, accessibileanche agli psichiatri di livello medio basso, mentre lo psichiatra ignorante di una volta era veramente e pericolosamente incapace;<br>\u2013esiste una internazionalizzazione del settore, che fa uscire dal provincialismo misero e limitato che ho conosciuto gli inizi della miaprofessione;<br>\u2013la conoscenza di dati di ricerca internazionali oggettivi, anche se con i limiti che saranno discussi, pone lo psichiatra mediamente informato al riparo dagli eccessi di soggettivismo tanto frequenti una volta, quando bastava dire \u201cpenso che\u2026\u201d o \u201cnella mia esperienza\u2026\u201d per sostituire le nozioni provenienti dalla ricerca;<br>\u2013l\u2019accesso ai mezzi di informazione e aggiornamento professionale \u00e8 facile per tutti (questo anche grazie alla diffusione di quegli stessi mezzi di comunicazione -internet in particolare- responsabile dell\u2019appiattimento del sapere psichiatrico);<br>\u2013la probabilit\u00e0 che ha oggi un paziente psichiatrico di riportare benefici molto consistenti dal trattamento \u00e8 infinitamente pi\u00f9 alta rispetto a 50 anni fa;<br>\u2013l\u2019accesso dei pazienti alla psichiatria, straordinariamente demonizzata nei secoli, \u00e8 notevolmente migliorato, con conseguente diminuzione dello stigma associato alla malattia mentale. <br>D\u2019altra parte, anche il fast food alla McDonald\u2019s qualche nota positiva la ha, e devo confessare che varie volte, specie nei viaggi, mi ha risolto qualche situazione disagiata. Del resto, non penso che McDonald\u2019s sia di qualche nocumento alla cucina \u201cstellata\u201d, di cui non mancano certo gli estimatori. \u00c8 sulla trasposizione di questo punto alla psichiatria (forse alla medicina) che ho qualche dubbio. \u00c8 mia convinzione che l\u2019appiattimento e la accettazione di alcune convenzioni (una sorta di \u201cpoliticamente corretto\u201d nella scienza) limiti molto la possibilit\u00e0 di divulgare nuove idee.<br>Ultimo punto che mi ha spinto ad affrontare gli argomenti qui trattati \u00e8 la necessit\u00e0 di una continuit\u00e0 storica, o almeno la preservazione della memoria. Per gli psichiatri di oggi sembra che la psichiatria sia nata con il DSM III e la scienza medica iniziata con <em>PubMed<\/em>. Eppure, esiste una tradizione importante, portatrice di posizioni e impostazioni diverse da quelle di oggi, abbandonate non perch\u00e9 superate e non pi\u00f9 valide, bens\u00ec perch\u00e9 le esigenze del cambiamento del clima culturale generale ha reso un altro tipo di psichiatria pi\u00f9 appetibile e pi\u00f9 consono al contesto generale. In questo non \u00e8 estraneo l\u2019impatto economico, come gi\u00e0 accennato. Penso che la testimonianza di chi ha vissuto entrambe le psichiatrie, possa essere di ausilio per gli psichiatri figli del DSM III, cos\u00ec come ogni incentivo alla riflessione critica.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"font-size:12px\">Eco U. Apocalittici e Integrati Bompiani, Milano 1965<br>Macdonald D., Masscult and Midcult, in Partisan Review, XXVII, n. 2, primavera 1960, pp. 203-233,<br>Macdonald D., Masscult and Midcult, in Partisan Review, XXVII, n. 4, autunno 1960. Trad it Masscult e Midcult, in Claudio Gorlier (a cura di), Controamerica, Milano, Rizzoli editore, 1969, pp. 19-83<br>Faravelli C., Lai M. in: Smeraldi E: Rileggendo Minkowski. Excerpta Medica Italia, Milano. Pagg 192-198, 2003)<br>Kendell: RE The role of diagnosis in Psychiatry, Blakwell, Oxford 1975, Trad it. Il ruolo della diagnosi in Psichiatria, P.B.N. 1977<br>Rossi R, sottovoce agli psichiatri, Piccin, Padova 2010<br>Hanson N.R. The logic of discovery, Journal of philosophy, 1918, cit da Gialrdello G.: Filosofia della scienza e storia della scienza nella cutura di lingua inglese. In Geymonat :, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Vol IX, Garzanti 1972<br>Minkowski E. Trait\u00e9 de Psychopatologie, Presses Universitaiers de France, Paris 1966. Trad, it Trattato di Psicopatologia, Feltrinelli, Milano 1973<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>\u2003<br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cap. 1 Macdonald, McDonald, Midcult e psichiatria L\u2019accostamento della psichiatria con McDonald\/Macdonald pu\u00f2 suscitare perplessit\u00e0. In effetti si parla solo di Psichiatria. Per la maggior parte delle persone il nome \u2018McDonald\u2019 ricorda la nota organizzazione di ristorazione, diffusa in tutto il mondo per affidabilit\u00e0, sicurezza, garanzia di uniformit\u00e0 riguardo al cibo proposto. 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